Fame emotiva: dal “reset mentale” a un lavoro concreto

In passato ho usato l’espressione “Reset Alimentare Mentale” per parlare del lavoro sul rapporto tra emozioni e cibo. Oggi preferisco descriverlo in modo più concreto: capire quando il cibo diventa una risposta alla tensione e lavorare su ciò che accade in quei momenti.

DA QUALE SITUAZIONE PARTIAMO

Può essere la sera, dopo una giornata in cui hai trattenuto tutto. Oppure il momento successivo a una discussione, quando cerchi qualcosa da mangiare anche se il bisogno che senti non è soltanto fisico. Nel colloquio ricostruiamo episodi come questi, senza ridurli a mancanza di volontà.

L’obiettivo si definisce sulla tua situazione: riconoscere prima la tensione, comprendere il ruolo del cibo, trovare modi diversi per rispondere a un bisogno e osservare ciò che succede tra un incontro e l’altro.

QUALE RUOLO HA L’IPNOSI

Nel lavoro psicologico posso integrare l’ipnosi clinica, quando la valutazione iniziale la rende appropriata e quando la modalità è condivisa. Il percorso non promette dimagrimento, un numero prestabilito di chili persi o la cancellazione delle abitudini in poche sedute.

Il piano alimentare appartiene al lavoro del professionista della nutrizione. Se emergono segnali di un disturbo dell’alimentazione, serve una valutazione specifica e può essere necessario un intervento coordinato tra più professionisti.

IL PERCORSO ATTUALE

Per conoscere il lavoro che propongo oggi, visita la pagina Fame emotiva. Se cerchi un intervento che affianchi la parte psicologica a quella nutrizionale, trovi le informazioni nella pagina dedicata alla collaborazione.

Modalità e tariffe aggiornate sono disponibili nella pagina Prenotazione.

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Dott. Matteo Pulega

Quando il controllo non basta, lavoro sugli automatismi.

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