Una parola o un gesto possono essere usati come promemoria di un’esperienza o di un’azione che vuoi ricordare. Nel lavoro sulle emozioni, il termine ancoraggio descrive spesso questo tipo di associazione intenzionale.
Il gesto non contiene, da solo, una soluzione. La sua utilità va verificata nella situazione in cui desideri usarlo, tenendo conto dell’intensità dell’emozione e del contesto.
CHE COSA VUOI RICORDARE
Prima di scegliere un segnale, serve definire una risposta concreta. Durante una discussione, per esempio, potresti voler riconoscere il momento in cui stai per alzare la voce e chiedere una pausa. Un breve richiamo può essere collegato a questo passaggio.
È un esempio di lavoro possibile, non un’istruzione che funziona allo stesso modo per chiunque. Se una situazione comporta minacce o violenza, la priorità è la sicurezza, non la capacità di mantenere la calma.
COME SI INSERISCE NEL PERCORSO
In seduta possiamo esplorare un episodio, definire la risposta che vuoi allenare e scegliere se un richiamo possa esserti utile. L’ipnosi clinica può essere integrata, quando appropriata, nel lavoro sull’esperienza emotiva e sulle risposte possibili.
Tra un incontro e l’altro osserviamo che cosa succede: ti accorgi prima della tensione? Ricordi il segnale? Riesci a fare il passo concordato? Se il richiamo non aiuta, si rivede il lavoro. Non è una prova di scarsa volontà o di incapacità.
OLTRE IL SINGOLO GESTO
Se lo scatto arriva dopo ore in cui trattieni il disagio, serve guardare anche a ciò che lo precede. Carico eccessivo, richieste difficili, confini poco chiari e timore del conflitto possono diventare temi del colloquio.
Per questo non presento gli ancoraggi come un interruttore capace di produrre calma ogni volta. Sono una possibilità all’interno di un lavoro più ampio, da valutare in base a ciò che cambia fuori dalla seduta.
Approfondisci il lavoro su scatti di nervosismo e reazioni automatiche.
